Sprechi. Tra eno-errori e nomi storpiati ecco gli svarioni del sito ministeriale del Turismo. Costato 8 milioni di euro

inserito il 9 maggio 2011

Il Ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, davanti al logo della rivista ministeriale promossa sul sito www.italia.it (fonte: http://www.michelavittoriabrambilla.it/)

Il Barolo? Si fa nei dintorni di Torino. Le raviole “al plin” della Langa? Anche. I vini piemontesi sono “da arrosto” (?) e  il tartufo nero è «saporito e pregiato» quanto il bianco. Errori banali, grossolani, degni di una guida turistica di infimo ordine. Che, invece, purtroppo, si trovano sul sito governativo www.italia.it, il portale voluto dalla ministra del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, per promuovere le bellezze italiane.

Ora uno va sul sito www.italia.it convinto di trovare notizie precise, anche perché in testa c’è il logo del ministero. E invece trova una roba che sembra fatta in fretta e furia, senza controlli e cura e che dà un’impressione di una sciatteria infinita e triste.

Esagerazioni da super-pignoli? Per nulla. La home page di www.italia.it si apre su cinque menù a tendina: scopri l’Italia, idee di viaggio, notizie, media e organizza il tuo viaggio. Noi abbiamo scelto il primo e, quindi, ciccato sul link Piemonte.

E qui sono sorte le prime perplessità. Cosa significa la frase che c’è alla voce “cosa assaggiare” «Il Piemonte produce alcuni dei più pregiati vini da arrosto italiani: Barolo, Barbaresco, Gattinara, Ghemme, Nebbiolo, Freisa, Grignolino, Barbera, Dolcetto»? Cosa sono i vini “da arrosto”? Quelli che si degustano mangiando carne arrostita (quindi non con salmì, spezzatini e bolliti) o che si usano come ingredienti degli arrosti? Mistero ministeriale.

Vabbè, tutto sommato un peccato veniale, non fosse che nei sotto-link delle varie province piemontesi i dubbi aumentano e gli svarioni pure.

Nella sezione “cosa assaggiare” della pagina che presenta Torino (Torino!), infatti, si legge che: «il territorio vanta eccellenti produzioni di vini tra cui rossi corposi come… il Barolo…».

Ma quando mai. Il re piemontese dei vini, come indica il disciplinare, si ottiene, da uve nebbiolo, solo nel territorio di 11 Comuni della provincia di Cuneo. Non bisogna essere enologo per scoprirlo, basta cliccare su http://www.langhevini.it. Noi italiani facciamo la battaglia in Europa e nel mondo sulla tutela delle denominazioni dei vini e poi non le conosciamo neppure. Come direbbe Emilio fede: «che figura di m…»

ma non basta: nella stessa sezione c’è scritto che i piatti tipici della zona di Torino sono: «…gli agnolotti del plin, conditi con sugo di arrosto e salvia». Sorvoliamo sull’orripilante “sugo d’arrosto” accompagnato, altro orrore, dalla salvia (sarà stato in alternativa burro e salvia?). Le raviole (o agnolotti) al plin sono tipiche della Langa cuneese e astigiana. Punto.

Poi c’è la questione del Tuber Magnatum Pico, il tartufo bianco d’Alba, che www.italia.it celebra anche con un bel filmato. Peccato che sia equiparato al tartufo nero il quale, bontà ministeriale, è definito «altrettanto saporito e pregiato». A parte le differenze di profumi e gusto, personali e opinabili, i due funghi ipogei hanno anche costi diversi e ben distinti: 400 euro all’ettogrammo il bianco e attorno ai 50 il nero, cioè quasi dieci volte di meno. Non è poco per chi vende e chi compra.

Fin qui alcuni svarioni, a nostro avviso gravi, in campo enogastronomico. Ma ci sono anche quelli in tema turistico, forse ancora più gravi.

Sulle pagine dedicate all’Astigiano si trova indicato correttamente il paese di Costigliole, ma anche erroneamente come Castigliole d’Asti, dove, secondo www.italia.it, il locale castello sarebbe sede di un’annuale “asta del Barbera” che però non si svolge più da anni. Come la “Giostra delle borgate nicesi”, sorta di palio che si svolgeva a Nizza Monferrato.

Un refuso di stampa può sempre accadere, ma qui i testi sembrano non essere nemmeno stati controllati, al pari non sono state aggiornate le notizie sugli eventi effettivamente in attività. Che sia stato fatto un selvaggio compia-incolla? Se fosse così sarebbe davvero incredibile.

Come davvero è poco credibile che su www.italia.it non si trovi traccia della Douja d’Or di Asti e del concorso enologico nazionale collegato. E questo nonostante le risorse che ogni anno la Camera di Commercio di Asti mette a disposizione per un evento che evidentemente non suscita interessi al di là dei confini transprovinciali. In questo caso il copia-incolla non ha funzionato.

E che dire di Santo Stefano Belbo (Cuneo) patria di Cesare Pavese e culla del Moscato d’Asti, che non appare tra le attrattive del Cuneese; o dell’assenza assoluta di riferimenti alla candidatura dei paesaggi vitivinicoli piemontesi a Patrimonio dell’Umanità sancito dall’Unesco, un progetto che è stato appoggiato da Governo e dal Ministero per i Beni Culturali i quali, evidentemente, sembrano non avere contatti e scambio di notizie col dicastero retto dalla Brambilla.

Insomma il portale del turismo del Ministra fa acqua da tutte le parti. E pensare che noi abbiamo sbirciato solo le pagine del Piemonte. Chissà che cosa c’è nelle sezioni dedicate alle altre regioni.

Del resto gli esperimenti precedenti erano andati anche peggio se possibile. Prima della Brambilla era stato il ministro Lucio Stanca, nel Governo Berlusconi dal 2001 al 2006, a lanciare il portale Italia.it con uno stanziamento faraonico. All’epoca si parlò addirittura di 45 milioni di euro. Poi la cosa s’incagliò tra le polemiche. Il Governo Berlusconi cadde e fu Francecso Rutelli, nominato ministro ai Beni Culturali dal premier Romano Prodi, a riprendere il discorso. Il sito fu riaperto, ma immediate fioccarono le denunce di errori e sprechi. Tanto che anche Rutelli abbandonò. La Brambilla l’anno scorso ha resuscitato www.italia.it con una spesa, a quanto si dice, attorno agli 8 milioni di euro. Ma con risultati, come abbiamo visto. quanto meno discutibili.

Filippo Larganà (Filippo.largana@libero.it)

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23 Commenti Aggiungi un tuo commento.

  1. filippo 16 maggio 2011 at 16:58 -

    link: http://www.italia.it/it/scopri-litalia/piemonte/torino.html?no_cache=1
    nel sottomenù “cosa assaggiare”. Purtroppo non hanno corretto nulla. E concordo con la tua analisi che conferma la mia: pascolo o non pascolo sono degli incompetenti, a tutti i livelli.

  2. maurizio 16 maggio 2011 at 13:45 -

    Filippo su italia.it non ho trovato riscontro sul fatto che il barolo si produrrebbe a Torino, forse hanno già corretto il testo. Trovo però crumiri con la c invece che con la k …
    Il concetto di vino di arrosto appartiene ad una scuola un tantino datata: su “La Cucina Italiana” degli anni ’60 ne troveresti ampie citazioni. Dubito però che tra i vini da arrosto l’Accademia citi il Grignolino…
    In verità io credo che un sito così strutturato nasca già vecchio. Tu ne hai ricordata la storia: il problema è che mentre i governi si sono succeduti il mondo non si è fermato. oggi un sito del genere dovrebbe essere molto più aperto, interattivo e multimediale invece ha una struttura rigida, tale che anche la correzione di uno strafalcione richiede probabilmente tutta una serie di passaggi tortuosi. D’altra parte, a livello nazonale come a livello locale, il web è un’autostrada sulla quale ogni tanto compaiono dinosauri al pascolo: sono i politici.

  3. filippo 12 maggio 2011 at 11:50 -

    @Luciano: in Aulide o in C…lide? :-) However la Regione Piemonte, come puoi leggere su Sdp, invierà una lettera di simil-protesta. Vedremo se MVB risponderà con una fornitura di diet coke… ;-)

  4. luciano ardoino 12 maggio 2011 at 11:32 -

    @Filippo

    Oibò, sono senza parole … ma ho tante parolacce che naturalmente non si possono dire.

    Mi sento tanto come le vestali di Ifigonia.
    Sic!
    :-(

  5. filippo 11 maggio 2011 at 20:54 -

    @Luciano: ciao a te, ma veramente mi sembra tutto come prima. Ho letto i commenti sul tuo blog, credo che la tua affermazione finale con il francesismo «ci stanno a pià per il cu…» sia purtroppo corretta. Vedremo. ;-)

  6. luciano ardoino 11 maggio 2011 at 17:14 -

    Ciao Filippo,

    grazie a te hanno corretto subito il portalone (in neanche un giorno)

    ;-)

  7. filippo 10 maggio 2011 at 12:55 -

    @Vincenzo: grazie della segnalazione e proprio nel momento in cui tutti gridano contro tutti (politici in testa) che bisogna abbassare la voce… no?!

  8. filippo 10 maggio 2011 at 11:23 -

    non è tema per Sdp, ma vogliamo parlare di Sanità piemontese?

  9. vinc 10 maggio 2011 at 11:12 -

    Buongiorno Filippo,
    innanzi tutto i miei complimenti, poi ti vorrei informare che non sei il solo (meglio così).
    Infatti ho letto il tuo articolo (pari pari) sul blog (di turismo) dove spesso inserisco i miei commenti e anche lì ci sono delle critiche costruttive che usano lo stesso tuo linguaggio senza brutte terminologie o politica di mezzo.
    Ancora bravo.

    Vincenzo

  10. Paolo Alciati 10 maggio 2011 at 10:34 -

    Certamente! La squadra è fondamentale!
    : )

  11. felice 10 maggio 2011 at 10:18 -

    Classico sito fatto “per telefono” in una notte di paura, giusto per incassare i soldini… La polemica era vecchia e Ti ringrazio di averla risollevata. Purtroppo constato che il partito trasversale dello spreco non ha colore politico o tendenza, ma una sicura “location” ispiratrice, purtroppo, sempre quella.. ROMA, anche se non mancano esempi minori anche vicino a noi.. sich!

  12. filippo 10 maggio 2011 at 09:06 -

    condivido gli interrogativi e spero, anche se non me lo aspetto, che qualcuno si senta in dovere di rispondere. Ciao e grazie del commento e dei complimenti che, se permetti, estendo anche a Vittorio Ubertone e allo staff di Sdp che si impegni ogni giorno al meglio.

  13. filippo 10 maggio 2011 at 09:03 -

    Hai ragione, Adriano, il fatto è che nessuno controlla e il denaro pubblico sembra sia speso come fosse di nessuno. Tutto sembra rimasto congelato come ai tempi delle denunce di Costa: un disastro. E, oltre tutto, nessuno corregge niente. Un lettore lombardo di Sdp, per esempio, ci ha appena segnalato che sul sito http://www.italia.it, nella sezione Lombardia, al link “cosa assaggiare”, tra i formaggi tipici, come Gorgonzola e Lodigiano, c’è anche il Bel Paese che, se non erro, è un marchio industriale, anche se ha analogie (e forse ha ispirato) il formaggio Italico, prodotto anche in Piemonte. Mah, altri misteri turistico-ministeriali…

  14. Paolo Alciati 10 maggio 2011 at 08:56 -

    Al di là del mal di stomaco che mi è venuto leggendo queste righe (…contrariamente ad altre volte, oggi non mi è neppure scappato un sorriso) mi chiedo se ci sia un “supervisore” che verifichi queste castronerie perchè sarebbe da prendere a pedate nel deretano. La superficialità in queste cose non deve essere tollerata e la Regione stessa, con i vari assessorati, dovrebbe chiedere spiegazioni ufficiali.
    Filippo, sei come sempre “ficcante”. E sei uno dei pochi…

  15. Adriano Salvi 10 maggio 2011 at 08:48 -

    Come abbiano fatto a spendere tutti quei soldi per mettere in rete un simile concentrato di scemenze è davvero un mistero. Forse erano pagati per quello…..infatti occorre impegnarsi a fondo per andare a ripescare l’Asta della Barbera al Castello e l’ancor più “antica” Giostra di Nizza, Come dice Filippo, Mario Giordano ci insegna che in questa Italia degli sprechi non c’è da stupirsi di nulla, ma non è una novità…Raffaele Costa 30 anni fa denunciava puntualmente i costi spaventosi e l’inefficenza della “macchina” ministeriale, del parlamento e pure del Quirinale che per chi non lo sapesse, costa più di molte monarchie e relative regge (questo ovviamente non per colpa del presidente di turno). Purtroppo non è cambiato molto ed indignarsi fa venire mal di fegato. Mi è capitato a volte di dover scrivere note enogastronomiche e turistiche su di un’area piemontese o di altre regioni che non conoscevo ovviamente come le “mie” Langhe e Monferrato. Per farlo mi sono sempre affidato a fonti attendibili ed a materiale recente ed aggiornato. Stesso discorso vale per Internet dove si trovano, se non si sa fare selezione, un mare di inesattezze.
    Comunque condivido il fatto che sarebbe utile che i nostri parlamentari facessero presente in sede ministeriale che quantomeno certe scemenze si possono anche correggere….o no?

  16. filippo 10 maggio 2011 at 07:31 -

    ok e grazie per i complimenti…

  17. luciano ardoino 9 maggio 2011 at 23:38 -

    Ciao Filippo,
    se lo consenti lo copio/incollo sul mio (naturalmente linkandolo col tuo) e forse forse se lo leggono.
    Non avevo mai letto il sito italia.it ma se in piemonte c’è questo … vado a vedermi il resto.

    A presto e bravo!

  18. luca vola 9 maggio 2011 at 19:47 -

    non letto integralmente ma ho già letto le recensioni e alcuni spezzoni e ho visto una presentazione dettagliata in un programma televisivo; davvero NO COMMENT, certe cose fanno rabbrividire i comuni mortali che per vivere devono sapersi fare i conti in tasca.. sai io però amo consolarmi con De Andrè “dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior”, viva i contadini allora! e quel lavoro meraviglioso che a volte ben retribuito, molte volte no, ci permette di godere tutti i giorni di quei frutti meravigliosi della terra ; speriamo solo che le nostre classi dirigenti si accorgano in tempo di questo vero patrimonio che insieme all’arte e al turismo, è davvero una delle colonne portanti dell’Italia.

  19. filippo 9 maggio 2011 at 18:59 -

    odio fare la pubblicità ai colleghi, soprattutto quando sono più famosi e guadagnano molto, ma molto più del sottoscritto. Però Mario Giordano, l’ex direttore di Studio Aperto e Il Giornale e ora direttore di NewsMediaset, è un mio amico personale e ha scritto un libro che, se hai voglia, ti consiglio di leggere. S’intitola “Sanguisughe” e parla di pensioni d’oro e di diamante. Non ti dico altro.

  20. luca vola 9 maggio 2011 at 18:49 -

    se vuoi parlare di misteri chissà perchè si sono trovati gli 8milioni per questo pseudo sito (quando magari qualche professionista serio l’avrebbe fatto con minor costi e maggior effìcienza) e le università si arrampicano sugli specchi per aumentare le tasse perchè a corto di denaro, oppure mancano i soldi per l’assistenza sanitaria o per aiutare chi arriva disperato dai Paesi in guerra, mentre i soldi per le guerre quelli si trovano sempre…va bè, beviamoci su un buon bicchiere di Moscato (d’Asti ovviamente) e perchè no anche uno di Barolo, ma quello originale di Monforte, La Morra Barolo etc, non quello di Torino! alla faccia del raviolo al plin della Prima Capitale d’Italia!!

  21. filippo 9 maggio 2011 at 18:34 -

    Ti e mi devo correggere, caro Luca, il Ministero del Turismo non esiste. È stato trasformato nel “Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo” (che poi nei fatti è la stessa cosa) e la Brambilla è quindi un ministro, come indicato dal sito del Governo, senza portafoglio, cioè a capo di uffici che non dovrebbero disporre di stanziamenti ad hoc. Ma allora, se è vero che il sito è costato 8 milioni, da dove vengono i soldi. Forse dalla Presidenza del Consiglio? O da altri Ministeri? E chi paga gli spot pro Lampedusa (che se li è strameritati perché i suoi abitanti stanno giorno e notte a salvare disperati in mare con l’Europa che sta a guardare, anzi si gira dall’altra parte)? Mistero.

  22. luca vola 9 maggio 2011 at 17:04 -

    bravo filippo! bell’articolo! ora però bisognerebbe che questa voce arrivasse ai diretti interessati ideatori del sito!..ma pensa che bello vedere le facce dei torinesi quando arriveranno i turisti e gli chiederanno di vedere i vigneti di nebbiolo..dove li porteranno? Superga, Mole Antonelliana o Museo Egizio? battute a parte, non credo che la cosa stupisce anche se deve indignarci parecchio, non credo ci si possa aspettare molto di più dall’attuale classe politica, impegnata in tutto meno che nei reali problemi. questo è il ministero del turismo (settore proprio marginale per un paese come l’Italia no???) e che dire dell’agricoltura?? in un anno si sono avvicendati 3ministri per strani giochi di potere (è tenuto proprio in considerazione un settore che vanta delle eccellenze che tutto il mondo ci invidia) con il primo che dice no agli ogm e il secondo che dice sì..e i voltagabbana sulle multe per le quote latte? ma per favore!!!!!!! “L’Italia s’è desta” diceva il buon Mameli, bah,speriamo…..al momento però qualche settore ha il c… per terra..

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