
Il Coordinamento Terre del Moscato, l’associazione di cui è presidente l’avvocata Piera Icardi e che raggruppa viticoltori del Moscato bianco, ha diffuso un comunicato in cui si parla della vendemmia imminente e dei prezzi delle uve, un tema, questo, che – da quando è stata sciolta la Commissione paritetica dove, con la Regione nel ruolo di osservatore mediatore e Case spumantiere, imbottigliatori, vinificatori e produttori di uve come parti coinvolte nelle trattative – è diventato argomento di contrattazioni esclusive tra chi vende le uve e chi le acquista.
Una situazione che, secondo quanto dichiarato dal CTM, aggravata dalle crisi che stanno comprimendo consumi, vendite ed export del vino italiano, potrebbe dare adito a comportamenti speculativi.
Nel testo il CTM ricorda la riunione del 22 giugno in cui il Consiglio di Amministrazione del Consorzio del Moscato d’Asti e dell’Asti Spumante ha stabilito, per la vendemmia 2026, una resa di 85 quintali per ettaro per la produzione di uve docg e di 15 quintali di “supero” per l’uva aromatica non destinata a doc e docg. E precisa: «Nonostante sia prevista una vendemmia di ottima qualità probabilmente non sarà così abbondante come ci si aspettava perché la siccità delle ultime settimane determinerà una produzione scarsa e una bassa resa».
E a questo proposito puntualizza che: «A pochi giorni dalla raccolta il prezzo delle uve resta da definire» descrivendo uno scenario con aziende, che secondo il CTM, starebbero addirittura ipotizzando di non ritirare il prodotto e altre che potrebbero acquistare «“la qualunque” a un prezzo irrisorio e comunque ben al di sotto di 13.000/14.000 euro ad ettaro, soglia che garantisce agli agricoltori il mantenimento di un reddito dignitoso e di non di essere condannati anche quest’anno a lavorare, per l’ennesima volta, rinunciando ad una parte del loro reddito».
Il Coordinamento Terre del Moscato prefigura un futuro incerto ed elenca problemi del presente del futuro: «la caduta vertiginosa del valore di vendita delle terre coltivate a moscato, lo spopolamento delle campagne per i giovani che cercano un lavoro altrove e la crisi che presto toccherà tutto l’indotto e tutti gli altri settori che non saranno più foraggiati dall’economia dei 51 comuni produttori di Moscato d’Asti».
Un quadro, dunque, a tinte fosche quello tracciato dal CTM proprio a pochi giorni dalla vendemmia che dovrebbe scattare già dopo ferragosto. E la chiusura dell’intervento non è migliore: «Temperature record, siccità, speculazione, miseria? Questo è il futuro dei viticoltori? “Mala tempora currunt, sed peiora parantur”, dal latino “corrono brutti tempi, ma se ne preparano di peggiori”. A futura memoria, noi lo avevamo già scritto».