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La puntina. Gorgonzola, il Consorzio consiglia tre vini rossi piemontesi da abbinare al risotto al “Gorgo”. Poi indica anche rossi veneti e i bianchi Gewürztraminer e Riesling. Nessuna menzione per Gavi, Alta Langa, Asti e Moscato d’Asti

Nelle sue puntuali comunicazioni web il Consorzio del Gorgonzola, che tutela uno dei formaggi DOP (Denominazione d’Origine Protetta) più famosi d’Italia, prodotto, oltre che in Lombardia, soprattutto in Piemonte, cita anche gli abbinamenti al famoso risotto al Gorgonzola. Vedi qui.

E lo fa approfittando del fatto che proprio l’imminente autunno è il periodo dell’anno in cui, oltre alla vendemmia dell’uva, si raccoglie il riso che con il Gorgonzola condivide alcune aree di produzione, essendo il Piemonte la regione più risicola d’Italia (oltre il 50% della produzione nazionale) con una festival internazionale, Risò, che aprirà la seconda edizione l’11 settembre a Vercelli.

Tornando alla comunicazione consortile, insieme all’elogio del risotto condito con il famoso formaggio, sono indicati anche alcuni vini da abbinare al piatto. Quali? Con alcuni vini da vitigni piemontesi, come Barbera, Gattinara e Barolo, sono indicati anche vini come il Gewürztraminer il cui omonimo vitigno è coltivato soprattutto in Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Francia in particolare nella regione dell’Alsazia; o il Riesling dal vitigno con lo stesso nome originario della zona del Reno e diffuso in Germania, Austria e anche in Nord Italia, Lombardia compresa, e dove c’è perfino qualche eroico produttore piemontese. Quindi sono indicati due vini veneti, il Valpolicella Ripasso e l’Amarone.

Nessuna citazione di vini bianchi piemontesi, pragiatissimi e celebri, che col risotto alla Gorgonzola ci stanno benissimo e che, oltretutto, arrivano dallo stesso territorio.

Come il Gavi, vino bianco fermo da uve cortese che fa oltre 10 milioni di bottiglie per la massima parte vendute all’estero, o l’Alta Langa uno spumante Metodo Classico che ha rinverdito i fasti della spumantistica piemontese ed è reduce da successi internazionali in terra americana.

Oppure, tanto per restare su uve da vitigni aromatici, l’Asti Spumante, da uve moscato bianco, nelle versioni dolce e a ridotto contenuto zuccherino e che da poco ha lanciato una apprezzata tipologia rosé con l’aggiunta del brachetto.

O il Moscato d’Asti, vino da uve moscato bianco che con Gorgonzola e riso trova identità di sensi incredibili. E provate a gustare acini di moscato bianco, appena raccolti, e Gorgonzola, una squisitezza.

Senza dimenticare il rosso aromatico piemontese più conosciuto: il Brachetto d’Acqui, anche qui con una versione spumantizzata rosata.

Niente di grave, ci mancherebbe. La sintesi della comunicazione web è anche il nostro pane quotidiano. Però, soprattutto di questi tempi, un po’ più di spirito di territorio avrebbe permesso di dare ai consumatori un bel ventaglio di soluzioni “local”, magari facendo scoprire abbinamenti poco conosciuti.

fi.l.

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