Manifestazioni. La Douja d’Or di Asti (vino) fa 30 mila presenze. Cheese a Bra (formaggio) 300 mila. I dubbi su un evento enologico che vince, in casa

inserito il 19 settembre 2017

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Era qualche tempo che non seguivamo più la Douja d’Or di Asti, stanchi di una manifestazione che sempre di più appariva inutile e autoreferenziale a contorno di un concorso enologico che premiava se non tutti molti e che quindi serviva a nulla.
Poi sono cambiate un po’ di cose. La presidenza dell’ente organizzatore, il colore politico di qualche istituzione. Abbiamo pensato: “magari è cambiato qualcosa”.
Così siamo andati alla presentazione della Douja 2017 (8-17 settembre) ed effettivamente abbiamo trovato cambiamenti. In peggio.

LA PRESENTAZIONE
La presentazione è stata, come in passato, esclusivamente passerella per politici e sottobosco annesso, con pochi riferimenti alle eccellenze di un territorio, sui paesaggi vitivinicoli piemontesi che sono sito Unesco e Patrimonio dell’Umanità, sui vignaioli eroici dei sorì, sulla storia degli spumanti che pure è nata qui, sulle tante innovazioni di tecnica enologica che sono nate sempre qui. E la storia del Vermut, che ha avuto anche nell’Astigiano la sua patria d’elezione, è stata relegata in un angolo di palazzo Ottolenghi davvero poco invitante, banco cocktail compreso. 

FICHES E BADGES
Siamo tornati alla Douja alcuni giorni dopo, il sabato precedente al Palio di Asti. All’ingresso ci hanno dato una fiche (sì proprio una fiche da Casinò che serviva, ci hanno detto, a contare i passaggi. I passaggi non le persone). Abbiamo ri-visitato l’esposizione-bottega dei vini. Forte la sensazione di abbandono.
Poi ci hanno dato anche un badge per accedere all’area Vermut attraverso un corridoio. Il badge era da strisciare ogni due metri. Perché? Mistero. Dopo uno stretto corridoio uno più largo dove ci sono le essenze del Vermut, quindi un cortiletto con un corner illustrativo e le bottiglie dei produttori che aderiscono all’Istituto del Vermut di recente costituzione e il banco dei cocktail con immancabile tenda di plastica. Tutto un po’ tristemente Anni Settanta.

LA VERSIONE DEGLI ORGANIZZATORI
Ma i comunicati ufficiali raccontano un’altra storia. Eccola.
Secondo la Camera di commercio di Asti la Douja è stata un successo. I numeri, forniti dallo stesso ente organizzatore, concordano con questa tesi. Sono state, infatti, «26.816 le presenze complessive che hanno varcato la soglia del Salone in Palazzo Ottolenghi», sede della Douja 2017. «Quasi 3.000 persone (sarebbe meglio continuare a parlare di presenze nda) al giorno di media – dicono gli organizzatori -. Di queste – aggiungono nella nota stampa -, oltre il 50% hanno visitato anche l’area vermouth (13.727), segno di un sostanziale gradimento dell’iniziativa a cura dell’Unione Industriali che si è tenuta nel cortile adiacente a Palazzo Ottolenghi».
Poi ci sono gli incassi: 28.400 euro per i cocktails, 66 mila per i brindisi di assaggio dei vini (quasi 17 mila) e poi ci sono i 70 mila euro incassati dal Piatto e Dolce d’Autore, serate a tema con gli chef e i 100 mila euro dalla vendita delle bottiglie premiate.
Questi numeri sono stati sufficienti a far dichiarare a Erminio Renato Goria, presidente della Camera di Commercio di Asti: «Una Douja di grandi soddisfazioni per tutti. Un impegno di tanti e la dedizione di un sistema Camerale che si afferma sempre come luogo di incontro tra economia, tradizione ed eccellente innovazione in tutti i campi, a partire dalle nostre vigne».

LE NOSTRE SENSAZIONI (e i 300 mila visitatori di Cheese)
Le nostre sensazioni sono di segno opposto. La Douja d’Or di Asti 2017, nonostante tutto e i numeri dichiarati, è rimasta essenzialmente un evento cittadino. Gli echi che ha avuto sono stati quelli riflessi su media locali o, al massimo, regionali. Inoltre delle presenze dichiarate non è stato specificato se si tratta di italiani o stranieri, di astigiani o provenienti da altre province o regioni. Sarebbero dati interessanti per costruire la Douja del futuro, ammesso che questa manifestazione voglia davvero evolversi in futuro. Essì perché per un concorso nazionale che si fa da 51 anni spuntare qualche decina di migliaia di presenze con il traino di due eventi di punta come il Festival delle Sagre (9 e 10 settembre) e il Palio di Asti (17 settembre) è davvero poco se paragonato ad altre manifestazioni di segno analogo, ma più giovani, che hanno saputo conquistare più pubblico e seguito. Parliamo, ad esempio, di Cheese a Bra, il salone del formaggio che si è svolto nello stesso periodo della Douja. Ha dichiarato 300 mila visitatori, dieci volte di più della rassegna vinicola astigiana. Inoltre la fiera del formaggio braidese, firmata da Slow Food, ha spesso avuto finestre sui media nazionali e stranieri. La stessa cosa non ci risulta per la Douja.

DOVE STA IL PROBLEMA
A nostro avviso alla Douja manca una visione più alta, il coraggio di osare, di esplorare nuovi territori, di fare quello che hanno fatto, per esempio, Collisioni a Barolo o la Fiera del Tartufo di Alba, che pure, come ci ha fatto notare un collega, sono allestite in strutture di plastica, ma nonostante questo conquistano il favore di critica e pubblico. Perché? «Comunicazioni e marketing azzeccati» ci ha risposto il collega. Certo, ma alla Douja manca pure la volontà di mettere a frutto le proprie eccellenze e rilanciarle come valore aggiunto. L’Astigiano ha le Cattedrali storiche di Canelli, le Cantine da cui è partita la candidatura che ha fatto diventare i paesaggi vitivinicoli (anche quelli alesi e alessandrini) patrimonio dell’Umanità. L’Astigiano ha gli “infernot”, le piccole cantine di cascina di Calosso dove si affinano vini e cose buone. L’Astigiano ha le Cantine dell’Asti, della Barbera docg, del Nizza docg, del Ruché, del Freisa, del Grignolino. È la patria di un formaggio a latte crudo unico al mondo, il Roccaverano. Ha fiere zootecniche e dedicate alla nocciola e al tartufo. Sinergie con la Douja? Poco o nulla.
E che fine ha fatto la promessa, fatta anni fa dall’allora presidente della Camera di Commercio, di spalmare la rassegna su tutta Asti, magari sotto i tanti portici cittadini, e sul territorio astigiano con eventi decentrati nelle maggiori aree vitivinicole: Canelli, Nizza, San Damiano? Silenzio.
Unica nota positiva della Douja 2017 la presenza dei Consorzi di tutela dei vini che, attraverso il superconsorzio Piemonte Land of Perfection (Plop), hanno costruito, con la collaborazione dei sommelier dell’Ais, un cordone enologico di pregio. Bene.
Per il resto c’è stato, purtroppo, poco, troppo poco per fare grande una manifestazione che sembra ripiegata su sé stessa.

L’ASTI DOCG NON PREMIATO AD ASTI
Infine la ciliegina sulla torta, si fa per dire: tra gli Oscar della Douja, sorta di super premio della rassegna che ha premiato, è bene ricordarlo, quasi 300 vini da tutta Italia (complimenti ai produttori che sono stati premiati) non c’è neppure un’Asti docg, il vino cioè che più di tutti, insieme al Moscato d’Asti docg, rappresenta il territorio dove si svolge la manifestazione. Perché? Quelli del Consorzio di Tutela sembra non l’abbiano presa bene. E pare che alle rimostranze ufficiose di qualche dirigente consortile gli organizzatori abbiano risposto che l’Asti docg è un prodotto troppo “industriale” avallando, in questo modo, non solo l’equazione stupida e antistorica di “prodotto industriale uguale scarsa qualità”, ma cancellando anche d’un colpo tutti gli spettacolari Asti docg prodotti da grandi firme “agricole” da Romano Dogliotti a Valter Bera a Paolo Saracco, per citare solo i più famosi. Non male per il 51° Salone Nazionale di Vini Selezionati.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

15 Commenti Aggiungi un tuo commento.

  1. Adriano Salvi 21 settembre 2017 at 08:43 -

    “capienza massima valutata dalle forze dell’ordine 240 persone” questa precisazione di Gabriella Sanlorenzo conferma comunque i miei dubbi sul fatto che la sede prescelta sia inadatta ad una manifestazione del genere,,,,

  2. filippo 21 settembre 2017 at 07:22 -

    Grazie a Gabriella Sanlorenzo del commento e delle precisazioni tecniche, prima di tutto. Noi, però, abbiamo solo chiesto perché il badge andava strisciato ogni 2/3 metri (ci siamo stati alla Douja) per 4 volte. Per motivi di sicurezza, ora lo sappiamo e ne prendiamo atto. Sul momento, tuttavia, ci è stata data una spiegazione differente. Però, come è chiaro, non è questo il “topic” del discorso. Semmai perché una manifestazione che si fa da più di mezzo secolo non riesca a decollare come hanno fatto altri eventi di segno analogo. Interessante poi, a questo proposito, la tesi ipotetica (crediamo) di GS secondo la quale a Cheese sono stati più “permissivi” sulle regole di sicurezza (numero di visitatori e bicchieri di vetro) e quindi hanno avuto più visitatori.

  3. Gabriella Sanlorenzo 20 settembre 2017 at 22:28 -

    Oltre ai commenti di Luca Bavassano che condivido interamente, mi permetto di precisare che il badge consegnato ai visitatori non era da strisciare ‘ogni 2/3 metri’, ma una volta all’entrata nel primo cortile (capienza massima valutata dalle forze dell’ordine 240 persone) e una volta in uscita da questo, successivamente in entrata nel cortile del Vermouth – il secondo (dalla capienza di 120 persone) – e quindi in uscita da esso, quindi 4 volte in totale, non mi sembra una grande fatica! Dopo i fatti di Torino era necessario limitare gli accessi (almeno secondo le forze dell’ordine di Asti) e quello realizzato è stato un sistema, magari perfettibile, ma che ha effettivamente permesso di ‘contare ‘ le presenze delle persone impedendone l’entrata oltre il numero limite. Se a Cheese sono stati più ‘permissivi’, lasciando entrare nelle piazze e nei cortili tutti quelli che c’erano senza porre limite, e in più – mi pare – con bicchieri di vetro, va bene così, soprattutto perchè non ci sono stati incidenti.

  4. filippo 20 settembre 2017 at 17:38 -

    Grazie nel commento Giorgio. Anche io spezzo una lancia a favore di Asti. Per questo ho scritto quel pezzo che, come qualcuno ha sottolineato sui social, è di critica costruttiva. Secondo me, invece, il parallelo con Cheese è pertinente per periodo e settore di azione cioè l’agroalimentare. Quando alla prestigiosa firma di Slow Food ricordo che 51 anni fa non c’era, mentre la Douja sì. Torno a dire: c’è qualcosa che non mi torna. Secondo me gli astigiani, noi astigiani, abbiamo l’insana abitudine di volare troppo basso. È ora di smetterla. Magari facendo tutte quelle belle cose che dici anche tu e che non sono mai state fatte fino in fondo.

  5. Giorgio Garrone 20 settembre 2017 at 16:25 -

    Ciao Filippo, condivido in buona parte le tue considerazioni. Ma in questo caso mi sento di spezzare una lancia a favore di Asti. Per due ragioni che spiego in sintesi. La prima: la Douja è una rassegna che ha numerose concorrenti sparse un po’ ovunque, è una rassegna nazionale con un pubblico regionale, quindi alla Douja non verrà mai la massa nazionale perché non ci sarebbe ragione. Piuttosto si potrebbe fare qualche tentativo all’estero legando accordi con tour operator per un evento più squisitamente turistico. La seconda: il confronto con Cheese non è pertinente: io ci sono stato tre giorni a Bra e ti devo dire che è una rassegna unica nel suo genere, ma qui si parla di formaggio e non di vino. E’ una rassegna mondiale di interesse internazionale. Ci sono produttori da tutto il mondo, è una rassegna curiosa, biennale, poi i produttori soprattutto esteri si relazionano con piacere con i visitatori che possono assaggiare di tutto. La Douja non ha niente a che vedere con Cheese che inoltre può contare sul marchio Slow Food. La rassegna astigiana dovrebbe puntare di più su sinergie esterne e “viaggiare” durante l’anno su piazze italiane presso quel festival del cinema, su quella rassegna di cultura e poi chiedete il rendez vous. Ci vorrebbe qualche presenza in più in rassegne di grande respiro, presenze istituzionali, un lavoro di un anno per l’altro. Ma forse è chiedere troppo.. a presto q

  6. filippo 20 settembre 2017 at 12:46 -

    Nessun pregiudizio, sig Luca, le assicuro. E chi mi conosce sa che nella mia ormai lunga carriera di giornalista professionista sono sempre stato lontano anni luce da posizioni preconcette. E comunque non sono stato io a parlare di risorse dimezzate a causa del Governo. A quanto sembra, inoltre, le segnalazioni dei dipendenti della CC, a cui va la solidarietà di questo blog, non hanno sortito effetti. E resta, mi consenta, molto debole la scusa “abbiamo pochi soldi, quindi la Douja non può competere con altre manifestazioni”. Perché gli altri come fanno? Collisioni, Vinum, Fiera del Tartufo come fanno ad avere successo? È solo una questione di soldi o anche di idee, sinergie tra pubblico e privato, tra territori di una stessa area, tra consorzi e istituzioni? Io, come vede, per mestiere faccio le domande. E a questo proposito, per documentarmi senza pregiudizi, rifaccio una domanda: quanto è costata la Douja 2017? Chi ha accesso a questi dati, magari qualcuno che lavora in CC, potrebbe darci una mano a saperlo?

  7. Luca Bavassano 20 settembre 2017 at 11:32 -

    Per il Sig. Filippo: Sono tre anni che i dipendenti segnalano alla pubblica opinione, utilizzando tutti i mezzi possibili (stampa, web, manifestazioni cittadine, regionali e nazionali), la situazione di grave crisi dei bilanci camerali originata dal Decreto che ha di fatto dimezzato le risorse a disposizione, non dimenticando di rendere noto che le Camere di Commercio vivono unicamente dei contributi che le Imprese iscritte sono tenute a versare, senza usufruire di alcun contributo pubblico. Forse sarebbe opportuno documentarsi prima di dare voce ai propri pregiudizi.

  8. filippo 20 settembre 2017 at 10:00 -

    Lungi da noi l’idea di trasgredire a norme di sicurezza. Ma alla domanda: perché le fiches è stato risposto “servono a contare i visitatori”. E basta. Idem per il badge che era da strisciare ogni 2/3 metri. Tutto qui.

  9. filippo 20 settembre 2017 at 09:56 -

    Quindi sarebbe colpa di Renzi se la Douja non fa i grandi numeri di altre manifestazioni piemontesi? Battute a parte l’entità delle risorse non è mai stato un argomento di cui i vertici della CC hanno parlato in modo esplicito con i media. Altro che “dimenticanza”. Anzi, a questo punto sarebbe interessante conoscere quanto la CC spende per organizzare la Douja e quanti soldi arrivano dai contributi delle aziende iscritte e quanti da contributi pubblici.

  10. danilo machetti 20 settembre 2017 at 06:16 -

    concordo al 110 per cento. e lo dico con estremo rammarico.

  11. Luca Bavassano 19 settembre 2017 at 20:50 -

    Peccato che inoltre l’autore dell’articolo si sia dimenticato di documentarsi sul fatto che “fiches” e “badges” sono stati resi necessari per adeguarsi alla Circolare del Ministero degli Interni relativa alla sicurezza. Alla sicurezza.

  12. Luca Bavassano 19 settembre 2017 at 17:33 -

    Peccato che l’autore del pezzo si sia “dimenticato” di spiegare che le risorse delle Camere di Commercio tutte, compresa quella di Asti, organizzatrice della Manifestazione, sono state dimezzate grazie alla brillante iniziativa del Governo Renzi. Avrei voluto vedere i bravissimi organizzatori di Cheese se gli avessero detto: complimenti, da quest’anno vi dimezziamo il budget

  13. Maurizio Pistone 19 settembre 2017 at 15:45 -

    Vista.
    Una sgradevole sensazione di improvvisazione, dilettantismo, provincialismo. Una fiera paesana come quelle che si facevano una volta – vabbe’, nell’Astigiano si fanno ancora.
    Piemonte Land ecc. (ma un nome migliore non sono riusciti a trovarlo?): quattro gazebi piazzati fuori dalla porta, come in castigo. I parenti poveri, che inviti perché proprio non puoi farne a meno, ma metti in un tavolo a parte.
    Eppure Asti città, l’Astigiano nel suo insieme, avrebbero delle potenzialità immense. Ma basta guardarsi intorno e vedere dovunque i segni della trascuratezza, dell’approssimazione. Quelle sconcertanti sculture di cassette rosse. Un continuo cascar di braccia.
    Occorrerebbe liberarsi di certi vecchi babbioni, che da sempre occupano sedie e strapuntini, e non permettono di vedere al di là dei loro immobili testoni, che non permettono di ascoltare nulla al di là dei loro interminabili “saluti istituzionali”.
    Non faccio nomi.

  14. Enrico Vaudano 19 settembre 2017 at 15:39 -

    Bell’articolo.Una sola precisazione:in concorso oltre 800 vini,i premiati con la Douja con punteggio superiore a 87 punti sono stati 299 e gli Oscar della Douja cioè con punteggio superiore a 90 punti erano solo 48.
    Saluti

  15. Adriano Salvi 19 settembre 2017 at 13:55 -

    in spazi così angusti direi che per fortuna non arrivano folle di visitatori,,,,,ci sarebbero non pochi problemi di ordine pubblico. Quanto al fatto che la Douja rimanga, purtroppo una manifestazione essenzialmente “cittadina” e direi neppure provinciale l’hai già ben spiegato tu……tra l’altro hanno abbandonato la sede dell’Enofila perché gli astigiani facevano troppa fatica ad andarci (poveri)……se si rendeva invece agibile il sotterraneo del complesso in questione (destinato all’abbandono) ecco “ritrovata” un’altra cattedrale del vino già pronta non a caso voluta da un certo Carlo Gancia………trovare “periferica” l’Enofila che è a 200 metri dalla stazione è una fenomenologia del tutto astigiana,

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