Commento. Alberto Angela tra le Meraviglie italiche cita Langhe-Roero e Monferrato, Barolo e Barbera, ma dimentica il Moscato e Canelli dove sono nati il primo spumante d’Italia e l’idea del sito Unesco

inserito il 11 gennaio 2018

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I primi mugugni astigiani erano comparsi sui social e sui media locali già qualche giorno prima della messa in onda della seconda puntata di “Meraviglie – La Penisola dei tesori”, la trasmissione di Rai Uno condotta dal figlio di Piero Angela che presenta, ottima idea, non solo i 53 siti Unesco italiani, ma anche altre meravigliose e originali bellezze italiche.
C’è da dire che il programma sta ottenendo un grande successo di pubblico e di critica a dimostrazione che quando la Tv di Stato fa davvero servizio pubblico non ce n’è per nessuno e rivaleggia con aziende blasonatissime e celebrate come Bbc o National Geografic. Bene. Ma i mugugni? Si riferivano alle anticipazioni della puntata di ieri (1o gennaio) nella quale Angela ha parlato, con Assisi e la Reggia di Caserta, del 5o° sito Unesco italiano, quello cioè dei Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte Langhe-Roero e Monferrato.
La delusione preventiva degli astigiani era dovuta al fatto che Angela avrebbe parlato solo delle Langhe ignorando Monferrato e Astigiano. E così, in parte, è stato. Il conduttore, infatti, nella trasmissione che SdP ha seguito, ha sì parlato a profusione delle Langhe, in modo generale, soffermandosi, per la verità sul Barolo, ma specificando che il re dei vini era preso come esempio di un territorio più vasto che comprende altri eccellenti vini.
E qui Angela ha citato la Barbera, il Barbaresco, il Dolcetto, ma ha dimenticato un altro grande vino con una storia più antica di quella del Barolo e cioè il Moscato le cui origini e le prime tracce scritte risalgono addirittura all’antica Roma. Peccato.
Altro peccato è stato quello di non aver citato, anche solo di sfuggita, le Cattedrali Sotterranee di Canelli, altra meraviglia dovuta al genio italiano, da dove partì, più di 15 anni fa, l’idea stessa della candidatura Unesco. Senza quel “seme” è verosimile pensare che neppure le bellissime e abilissime Langhe, che all’epoca dei primi contatti dopo un primo periodo di perplessità seppero cavalcare benissimo la faccenda Unesco tanto da blindarne la governance, sarebbero arrivate alla proclamazione di Patrimonio dell’Umanità.
E, per la cronaca, anche i nomi di coloro che si impegnarono per lanciare la candidatura sono tutti astigiani, a cominciare dall’allora sindaco di Canelli, Oscar Bielli e dal funzionario dell’Ufficio Manifestazioni dello stesso ente, Sergio Bobbio, fino al presidente della Provincia di Asti, che fu il primo ente pubblico a investire risorse nel progetto, Roberto Marmo, all’allora assessore provinciale astigiana, oggi ancora vicepresidente dell’associazione dei Paesaggi Unesco, Annalisa Conti e a Lorenzo Vallarino Gancia, l’imprenditore spumantiero, recentemente scomparso, che andò a Parigi, sede dell’Unesco, per muovere le “pedine” giuste per garantire quella proclamazione. Per molti quella “missione” di Gancia fu lo step decisivo e lo stesso imprenditore ebbe a rivelare a chi scrive: «Vado a incontrare di persona i vertici Unesco perché voglio che sappiano che questi territori sono determinati nel loro progetto e meritano di diventare Patrimonio dell’Umanità». Ed è ciò che puntualmente accadde poco dopo.

Paolo Conte

Paolo Conte

Tornando alla trasmissione di Alberto Angela, pur con queste mancanze, ha presentato in modo efficace e bellissimo i Paesaggi Vitivinicoli piemontesi. Inoltre l’Astigianità è stata “difesa” da un bell’intervento di Paolo Conte, il cantautore e musicista astigiano, che ha parlato in modo poetico delle colline e del lavoro dei contadini.
Si poteva fare meglio? Certo, come in tutte le cose. I mugugni ci stanno, sono leciti. Ma è anche lecito chiedersi perché l’Astigiano debba sempre dolersi della scarsa considerazione in cui è tenuto. Ci vorrebbe un forum di una giornata per analizzare una situazione che si è concretizzata negli anni.
Sintetizzando si può dire che negli ultimi tempi il mondo dell’imprenditoria e della politica non hanno dato il meglio.
Molte aziende sono passate di mano, altre hanno chiuso. E il lavoro della politica sembra essersi concentrato più nella gestione di emergenze che nella progettazione di ipotesi di sviluppo e crescita. Se a questo si aggiunge una comunicazione spesso inefficace e distratta, allora la frittata è completa.
Cambierà? Qualche segnale c’è, ma, come dice la canzone, si può dare di più, si deve fare di più, magari cercando collaborazione con quelle aree (le Langhe) che sanno fare e fanno bene e con cui l’Astigiano ha molto da spartire. In caso contrario sarà mugugno continuo che serve a nulla.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

1 Commento Aggiungi un tuo commento.

  1. Celeste Malerba 11 gennaio 2018 at 16:52 -

    Concordo tutto . I fatti sono questi, quando si racconta un territorio si descrive bene: la pratica per il riconoscimento Unesco dei nostri territori si poteva e si doveva descrivere meglio così come Canelli ed il moscato non piangiamoci addosso ma pensiamo a raccontarci meglio in altre occasioni che sicuramente ci saranno

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