
Dell’Asti Spumante Rosé, a parte la presentazione all’ultimo Vinitaly (nella foto sotto il presidente del Consorzio tutela, Stefano Ricagno e il direttore, Giacomo Pondini, brindano a Verona) e poche altre occasioni, si parla in modo contenuto. E forse è un buon segno. C’è sobrietà e cautela per un prodotto, fatto dall’unione di due uve a docg, moscato bianco e brachetto, che va a inserirsi in un segmento molto combattuto e appetibile come è quello delle bollicine rosate, sempre più di tendenza, sia a livello nazionale sia all’estero.

Sulla storia, appena cominciata, dell’Asti Spumante Rosé un aspetto balza subito all’attenzione; il fatto che per questo nuovo spumante si stiano impegnando player di prima grandezza, cosa che, per esempio, non era successo per l’Asti spumante Secco. Il segnale più inequivocabile lo ha dato qualche giorno fa il Gruppo Caffo che recentemente ha preso il controllo del brand Cinzano. Nella tradizionale cena con i conferenti è stato presentato l’Asti Spumante Rosé Cinzano, come testimoniano le foto dell’evento a cui ha partecipato Nuccio Caffo, AD del Gruppo calabrese.


Sul web e off-line anche altre Cantine hanno annunciato l’uscita del proprio Asti Spumante docg. Ne citiamo alcune: Matteo Soria Winery (Castiglione Tinella nel Cuneese) che insieme alla versione dolce (foto sotto) ha messo in produzione anche la versione Extra Brut.

Un altro gruppo che si sta impegnando nella produzione di Asti Spumante Rosé è Manfredi di Farigliano (Cuneo) attraverso il suo brand Patrizi (foto sotto).


l direttore tecnico, l’enologo Carlo Cucco, ci ha spiegato così la scelta aziendale di produrre bollicine rosate da moscato bianco e brachetto: «Il nostro Asti spumante rosè. è uno spumante aromatico di soli 7,5%. Un vero e proprio low alchol naturale – più autentico e sostenibile – che non solo si presenta come vino da dessert e fine pasto, ma strizza l’occhio a momenti conviviali di aperitivo e tutto pasto (lo consigliamo anche con la pizza alle acciughe). Abbiamo cercato di ottener uno spumante che mostrasse tutta la freschezza e aromaticità dei due nobili vitigni aromatici del Piemonte e che allo stesso tempo potesse coniugare freschezza bevibilità evitando eccessiva dolcezza. Abbiamo cercato quindi di avere un complessivo più contenuto rispetto agli standard soliti. Il segreto è stato bilanciare bene la cuvée fra le due uve e preservarne l’acidità. Inoltre, la fermentazione in autoclave con temperature ben gestite ci ha consentito di ottenere una bollicina delicata e ben integrata nel vino». Cucco dichiara che la produzione andrà inizialmente all’estero. Spiega: «Abbiamo clienti stranieri che da subito hanno mostrato profondo interesse nella nuova tipologia. Tuttavia – aggiunge -, le prime bottiglie proposte alla clientela italiana hanno da subito suscitato attenzione e curiosità che ci lasciano bene sperare».
Non mancano le Case vinicole di Canelli, nell’Astigiano, che hanno fatto la storia della spumantistica italiana. Tra queste citiamo Tosti1820 condotta dalla famiglia di Giovanni Bosca insieme a Mariacristina Castelletta (settima generazione alla guida di Tosti1820, mentre i figli Giulio e Guglielmo Bosca rappresentano l’ottava generazione. Tosti1820 presenta così il suo Asti Rosé (foto sotto): «Innovazione nella tradizione per un vino che esprime l’anima aromatica del Piemonte con freschezza, delicatezza e vivacità».


Ancora in provincia di Cuneo, in quel di Cossano Belbo, la Toso, ha presentato il suo Asti Rosè (foto sotto) spiegando che: «Abbiamo scelto di avere la massima presenza di Moscato prevista dal disciplinare (90%) per mantenere intatta la firma inconfondibile dell’Asti Docg classico. Il 10% di Brachetto non sovrasta il bouquet, ma lo rifinisce con un leggero profilo floreale e fruttato, sorretto da un perlage fine e persistente. Inoltre, il residuo zuccherino più basso rispetto all’Asti Dolce, (65 g/l vs. 90 g/l) rende il nostro Asti Rosé molto più versatile, perché funziona magnificamente non solo con dessert a base di frutta o crostate, ma anche come aperitivo moderno».

Anche catene straniere di supermercati stanno promuovendo l’Asti Rosé e intanto altre Cantine del territorio della zona dell’Asti – 51 Comuni tra le province di Asti, Alessandria e Cuneo – hanno avviato la produzione di Asti spumante rosato.
Ora, al di là delle strategie commerciali, la percezione che la versione rosata dell’Asti Spumante dolce (anche in tipologia secco a minore residuo zuccherino) possa incontrare il gusto dei consumatori, giovani e meno giovani, è molto alta. Perché? I motivi sono molteplici: un basso e naturale contenuto alcolico in linea con i gusti attuali, colore e sapore in sintonia con le tendenze del momento, player di estremo rilievo commerciale che si stanno impegnando in produzione e promozione del prodotto, Consorzio di tutela primo attore e a completo supporto del prodotto, forbice di prezzi e varietà che promettono di soddisfare un numero allargato di esigenze in Italia come all’estero. Non è poco.
C’è da chiedersi, però, se questo basterà ad aiutare la filiera vinicola contro dazi, instabilità economiche, clima cambiato – qualcuno già parla di vendemmia del moscato bianco dal 18 agosto mentre pare che in Sicilia già si stiano staccando alcune varietà di uve – nuovi gusti e occasioni di consumo?
Bisogna esseer realisti. l’Asti spumante Rosé forse non sarà risolutivo di problemi così articolati, tuttavia, unendo le forze di moscato bianco e brachetto, sembra aver dato un motivo in più per credere nelle potenzialità di un Piemonte vinicolo che, mai come oggi, deve puntare sulle risorse di tradizione e innovazione enologica che fanno da sempre parte del suo DNA.
Infine una curiosità: di Asti Spumane rosato ottenuto da uve moscato bianco e brachetto se ne parla già da un po’ su questo blog. Uno dei primi contatti risale, pensate, all’aprile del 2017. Ecco l’intervista che realizzammo, con Vittorio Ubertone, a Massimo Marasso, nel corso del Vinitaly. Allora e anche oggi, Marasso era vicepresidente del Consorzio dell’Asti. Il tema dell’intervista era l’Asti Secco, ma a fine colloquio, precisamente al minuto 6,05, spunta anche l’ipotesi Asti Rosè che oggi è realtà. Ecco l’intervista.