
In Italia anche la siccità serve a fare polemica politica e ad addossare, ovviamente, agli avversari tutte le colpe della mancanza di acqua, delle temperature torride dovute al clima cambiato a causa delle attività umane (questo è) e di tutte gli effetti negativi che queste condizioni comportano e che coinvolgono anche l’agricoltura, dalle vigne, dove le vendemmie sono ormai sempre anticipate, alle altre colture che soffrono per la mancanza di piogge.
Così capita che in un fine settimana di inizio agosto il verde Angelo Bonelli posti un video sui social dove, facendo finta di essere in spiaggia, e, con un colpo di teatro, scopre di essere sul letto in secca del Po e spiega tutte le rovine del cambiamento climatico, dalla biodiversità che sparisce ai riflessi sull’agricoltura e sui prezzi dei beni alimentari primari e quindi alla diseguaglianza sociale. Infine accusa la Destra di supportare il negazionismo del climate change e lancia un appello affinché si faccia qualcosa. Qui sotto il video.
Replica immediata a Bonelli, sempre sui social e sempre con un video, di Roberto Castelli, ex ministro leghista, oggi molto critico verso il vicepremier Salvini (Lega) e oggi a capo di un movimento politico, il Partito Popolare del Nord, che vorrebbe, in qualche modo, rinverdire la missione della Lega Nord di Umberto Bossi. Castelli, criticando il messaggio di Bonelli, racconta di come, nel 2010, allora ministro alla Infrastrutture, fu contattato da un gruppo di imprenditori e progettisti che avevano in mente di costruire invasi sul tracciato del fiume Po in modo da renderlo navigabile, creare riserve d’acqua e sfruttarne la portata per produrre energia elettrica. Un progetto miliardario (allora non c’era ancora l’euro) e che secondo Castelli allo Stato non sarebbe costato nulla. L’ex ministro rivela anche che l’unica Regione, interessata dal corso del Po, ad opporsi al progetto e quindi a impedirne la realizzazione, fu l’Emilia-Romagna a guida Sinistra-Verdi. Castelli chiude accusando gli ambientalisti di essere, con i loro continui “no”, anche loro causa degli effetti negativi dovuti alla siccità. Qui sotto il video.
E mentre va in scena il duello a distanza Bonelli-Castelli ecco che arriva la notizia di un vertice Piemonte-Liguria proprio sul tema siccità. Protagonisti: il presidente regionale piemontese, Alberto Cirio, e il sindaco di Imperia, Claudio Scajola, che è anche zio dell’assessore regionale, Marco Scajola, esponente della Giunta regionale ligure del presidente Marco Bucci.
In una nota stampa si spiega che: “L’emergenza idrica e la programmazione per la gestione dell’acqua sono stati al centro dell’incontro che si è svolto oggi (8 agosto) al Palazzo Civico di Imperia tra il sindaco di Imperia Claudio Scajola e il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio.

Nel corso del confronto è stata sottolineata la stretta collaborazione già in essere tra Piemonte e Liguria nella gestione delle risorse idrica, nella prevenzione e nella risposta alle emergenze, a partire da quella degli incendi boschivi in corso da settimane.
Anche in questi giorni, infatti, la cooperazione tra i due territori trova una concreta applicazione anche nell’attività dei canadair impegnati nello spegnimento dei roghi attivi sulle Alpi Marittime, che si approvvigionano di acqua nelle acque del Mar Ligure.
Al centro dell’incontro anche la programmazione di medio e lungo periodo, con particolare attenzione alla realizzazione e alla valorizzazione degli invasi nell’area delle Alpi Marittime, anche alla luce della prossima programmazione europea 2028-2034. Per approfondire questi temi e definire un piano d’azione concreto, il presidente Cirio e il sindaco Scajola hanno concordato di promuovere a Imperia, il prossimo autunno, un momento di confronto operativo dedicato alla gestione e alla realizzazione degli invasi, coinvolgendo i territori e le istituzioni interessate.
Cirio e Scajola hanno condiviso anche l’esigenza che tali interventi vengano inseriti nell’elenco delle opere strategiche di interesse nazionale, in modo da evidenziarne l’urgenza e la rilevanza nelle strategie nazionali di sviluppo dei territori e per rendere più semplici e veloci le fasi autorizzative, burocratiche e di realizzazione”.
Non mancano le dichiarazioni congiunte Cirio-Scajola.
Eccole: «L’incontro di oggi va nella direzione di rafforzare la collaborazione istituzionale tra i nostri territori con un attenzione particolare alla gestione e alla prevenzione delle emergenze idriche con cui ci confrontiamo tutti da settimane. Oltre alla gestione dell’emergenza, che ci vede già lavorare insieme, abbiamo condiviso la volontà di lavorare insieme sulla programmazione infrastrutturale a lungo termine: in autunno, organizzeremo a Imperia, un momento di confronto operativo per fare il punto sulla realizzazione e sulla gestione degli invasi nella zona delle Alpi Marittime, anche in vista della prossima programmazione europea 2028-2034 che potrà rappresentare un’importante fonte di finanziamento. Siamo convinti che sul tema degli invasi si debba superare le preclusioni ideologiche che hanno caratterizzato tanti degli ultimi anni, perché il cambiamento climatico rende evidente a tutti che dobbiamo ragionare in maniera lungimirante sulla gestione dell’acqua. In questo contesto riteniamo importante che gli invasi vengano inseriti nell’elenco degli interventi strategici di interesse nazionale: un passaggio fondamentale per sbloccare e semplificare i relativi iter autorizzativi e dare finalmente tempi certi alla realizzazione di infrastrutture strategiche per il futuro dei nostri territori».
Dunque si parla ancora di invasi e della necessità di superare “preclusioni ideologiche”. Basterà? Intanto il clima in Italia, non solo politico purtroppo, è sempre più bollente.
Filippo Larganà
(filippo.largana@libero.it)
(immagine di copertina creata con IA)