
Dopo che la Regione Piemonte ha attivato la legge per l’emergenza idrica che sblocca l’accesso immediato a fondi straordinari statali e dopo l’attacco dei consiglieri regionali Dem che avevano chiesto azioni urgenti contro la siccità, ecco scende in campo anche la Condiretti Piemonte che non una nota stampa one l’accento sulla situazione delle colture che stanno soffrendo la mancanza di piogge e acqua.
In una lettera inviata oggi, 4 agosto, al presidente della Regione, Alberto Cirio e agli assessori all’Agricoltura e allo Sviluppo e Promozione della Montagna, Paolo Bongioanni e Marco Gallo, Coldiretti sottolinea come vadano «attivate tutte le possibili misure straordinarie per supportare le imprese agricole» e osserva come «il perdurare di temperature superiori alla media e la sempre più crescente siccità stiano determinando una situazione generalizzata di marcata difficoltà e di concreto rischio di compromettere, sia in termini quantitativi, che qualitativi, le produzioni, con gli imprenditori che sono costretti a scelte drastiche di turnazione e selezione dei campi da mantenere attivi».
Poi le dichirazioni dei dirigenti del sindacato agricolo, Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale che riconoscono: «Bene che la Regione abbia attivato lo stato d’emergenza, ma la situazione è talmente critica che necessita ogni ulteriore iniziativa per consentire di sostenere e supportare le nostre imprese. Diversi comparti – evidenziano – sono a rischio in tutto il territorio piemontese per cui è urgente arrivare al riconoscimento ministeriale dello stato di calamità naturale così da permettere la gestione, anche in deroga alle attuali disposizioni normative, dell’emergenza in atto».
Per Brizzolari e RIvarossa servono «provvedimenti utili a semplificare l’attivazione delle cause di forza maggiore e definire le procedure e le modalità attraverso cui effettuare la ricognizione dei danni subiti dalle aziende agricole».
C’è poi il nodo delle imprese montane e degli allevamenti che hanno animali in alpeggio. Dicono i dirigenti Coldiretti: «Stante il rischio di demonticazione (è la discesa degli animali dagli alpeggind) anticipata, chiediamo che possano essere mantenuti, in relazione alle diverse misure riconducibili alla politica agricola comune, sia i relativi sostegni, che l’indennità prevista per le attività svolte in aree svantaggiate. Come già più volte ribadito – concludono nella loro lettera Brizzolari e Rivarossa –, è però necessario lavorare con una programmazione e pianificazione per ammodernare una rete idrica che disperde una quantità inaccettabile di acqua al fine di incrementare la capacità di stoccaggio e non arrivare sempre ad operare in emergenza».