
Francesco Monchiero è produttore vinicolo nel Roero ed è anche, riconfermato pochi mesi fa per il secondo mandato, presidente di Piemonte Land of Wine, il super Consorzio che riunisce i Consorzi che tutelano tutte le denominazioni vinicole piemontesi. Il suo ruolo istituzionale è un osservatorio privilegiato per valutare la situazione delle uve piemontesi dell’annata 2026. Lo intervistiamo in un momento in cui le colline del Piemonte vinicolo sono sospese in quella tensione silenziosa che precede o segue le prime operazioni della vendemmia.
Presidente Monchiero, come si presenta questa vendemmia 2026?
«Si presenta bene, meglio di quanto si pensasse a giugno, quando il caldo sembrava voler bruciare tutto in anticipo. Poi è successo che le temperature torride hanno in un certo senso frenato la maturazione. È un meccanismo di difesa della pianta. Il risultato è che la vendemmia in generale non è poi così anticipata rispetto agli altri anni come sembrava probabile solo qualche settimana fa».
Però da qualche parte è già partita la raccolta.
«In parte sì. Nelle zone e nelle varietà più precoci si sta già raccogliendo, ma si tratta di situazioni specifiche, aree particolarmente vocate all’anticipo, tipologie che devono essere raccolte, per esempio per le basi spumanti. Per il grosso della vendemmia piemontese siamo su tempi che definirei nella normalità a cui siamo ormai abituati: agosto, ma non la prima settimana di agosto qualcuno temeva. C’è ancora margine, e questo è un bene perché ogni giorno in più è un giorno in cui l’uva completa la sua traiettoria di maturazione, specie se arriveranno piogge, ma senza eventi estremi come le grandinate. Che ci sono state pochi giorni fa sulla’Albese, ma hanno causato danni in piccole aree».
Vendemmia in agosto come ”nuova normalità” dunque?
«Questa mi pare sia già l’ottava vendemmia che facciamo in piena estate. Qualcuno ricorderà le vendemmie a settembre, a volte ad ottobre per i rossi. Ora agosto è diventato il nostro mese, almeno per alcune varietà come, oltre alle basi per gli spumanti, gli aromatici, il Moscato bianco e il Brachetto. Bisogna accettarlo, adattarsi, lavorare di conseguenza».
Quali sono le criticità di questa stagione?
«Le ultime precipitazioni significative risalgono a maggio. Questo ha pesato, ma non in modo uniforme. I terreni compatti hanno sofferto di più. I sorì più esposti, cioè i versanti che prendono sole tutto il giorno, dove la coltivazione è esclusivamente fatta a mano e la meccanizzazione è difficile e ridotta, oggi vivono momenti di tensione idrica importante. E pensare si tratta di posizioni che un tempo erano considerate particolarmente vocate. C’è da tenerne conto, sia dal punto di vista viticolo, per il patrimonio di biodiversità che rappresentano, sia da quello dell’assetto geologico perché i vigneti sono anche barriere che preservano paesaggio e territorio».
E nelle zone meno esposte?
«La situazione è più tranquilla. Il Piemonte è un territorio straordinariamente vario e questa varietà, che a volte complica la vita, in annate come questa è una risorsa preziosa».
La sanità dell’uva come si presenta?
«Ottima. Questo è il dato forse più importante e confortante di questa vendemmia. Nessuna emergenza sanitaria rilevante. Quando l’uva è sana, hai già vinto metà della partita. L’altra metà la giochi in cantina, ma parti da una base solida».
E la qualità?
«Quello che vedo oggi appare ottimo, ma bisogna attendere la raccolta per dirlo con certezza».
La raccolta limitata alle ore del mattino: come funziona concretamente?
«È diventata una pratica indispensabile, e non a caso il regolamento regionale prevede i lavori all’aperto solo nelle ore più fresche. Perciò la raccolta delle uve comincia verso le sei di mattina e finisce verso le 11, 12, quando ancora ci sono temperature accettabili. È quello che serve all’uva, certo, ma anche a chi deve vendemmiare e deve potere farlo in piena sicurezza».
Un augurio per questa vendemmia?
«Che sanità e qualità dei grappoli di tutte le denominazioni tengano fino all’ultimo giorno di raccolta, che le temperature scendano un po’ nelle settimane a venire, e che il lavoro dei vignaioli piemontesi trovi il riconoscimento che merita attraverso la produzione di vini straordinari. È quello che ci auguriamo ogni anno. Quest’anno, con queste premesse, abbiamo buone ragioni per crederci».